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Competere ad armi pari: non è solo una questione femminile – Da D di Repubblica del 13 marzo 2021

Nel suo editoriale su D di Repubblica, la senatrice Cattaneo riprende alcuni temi enunciati nel discorso tenuto per l’inaugurazione dell’Anno accademico 202/’21 dell’Università La Sapienza di Roma: la competizione “fair”, il concetto di merito e le disuguaglianze.

Ecco l’editoriale della senatrice Cattaneo.

Un passo decisivo nel miglioramento della condizione femminile negli ultimi decenni, alle nostre fortunate latitudini, è stata la libertà di studiare – al pari degli uomini – per poter immaginare noi stesse in qualsiasi ruolo e poter esprimere al meglio il nostro talento.

Se la libertà è un buon punto di partenza, quello di arrivo – le pari opportunità – è ancora distante. Le “quote rosa”, forse utili ad attenuare le disparità e sostenere un cambiamento, si possono considerare un mezzo temporaneo, non certo un fine.

Restando all’ambito scientifico, è innegabile che il gap tra i generi si stia assottigliando, ma i dati parlano di un mondo femminile ancora in costante rincorsa. Il New England Journal of Medicine nel 2000 pubblicò uno studio che, sulla base di dati raccolti negli USA tra il 1979 e il 1997, concludeva come la differenza di genere nei gradi più alti della carriera accademica nell’area medica fosse a svantaggio delle donne. Nel 2020, la rivista ha pubblicato i risultati della stessa analisi ripetuta tra il 1998 e il 2018: in 35 anni poco o nulla è cambiato. In Italia, il più recente Rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca dell’ANVUR (2018) mostra che, a fronte di un numero di laureate che supera quello dei colleghi uomini, nei livelli più alti della carriera accademica la tendenza si inverte e la forbice fra i generi si allarga: ben il 78% dei professori ordinari sono uomini.

Il 25 febbraio scorso ho partecipato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università La Sapienza – da pochi mesi guidata dalla professoressa Antonella Polimeni, prima Rettrice in 700 anni di storia dell’ateneo romano – con una lectio dal titolo “Competere ad armi pari, nella ricerca e nella vita”. Si è parlato di donne, ma non solo: la mancanza di “pari opportunità” cui porre rimedio, in Italia, non si esaurisce in una questione di genere.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi“, recita l’articolo 34 della Costituzione. Ma è un fatto che in alcune aree d’Italia la dispersione scolastica raggiunga tassi tra i più alti d’Europa, con conseguenze nefaste sullo sviluppo economico, culturale e sociale del Paese. Garantire a tutti i cittadini le stesse condizioni di partenza nell’ambito della formazione è l’unico modo per dare senso al “merito” e all'”eccellenza”. Limitarsi a premiare chi vince la corsa, senza curarsi se alcuni per sorte gareggino con i piedi legati, è il trionfo delle “impari opportunità”. Non è un caso che la stessa Costituzione all’art. 3, nello stabilire l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, individui tra i compiti fondamentali della Repubblica quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona”.

A tutti deve essere garantita la possibilità di realizzare il proprio potenziale e di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita proprie e altrui attraverso una competizione ad armi pari. I presupposti perché ciò si realizzi sono condizioni di partenza, se non identiche, almeno paragonabili, massima libertà nel poter mettere in competizione le proprie idee e capacità, trasparenza nei sistemi e nei criteri di valutazione. Una regola di giustizia, senza genere né età.

A questo link è possibile consultare e scaricare l’articolo in formato PDF.