Attività promosse dalla Sen. Elena Cattaneo in Senato
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La strada contro l’Huntington – Dal supplemento TuttoSalute de La Stampa, 14 maggio 2019

Sulle pagine della Stampa, la senatrice Cattaneo fa un excursus sulla malattia di Huntington e sul silenziamento genico, raccontando poi gli ultimi sviluppi della ricerca, passi avanti inimmaginabili fino a cinque anni fa, che impiegano questa tecnica per cercare di “spegnere” il gene mutato che provoca la malattia.

Così Elena Cattaneo su TuttoSalute de La Stampa:

“Sono trascorsi circa 150 anni dalla prima descrizione clinica della malattia di Huntington. Ottanta dagli orrori del programma nazista che «eliminava gli imperfetti». Cinquanta da quando la scienza, con Nancy Wexler, iniziò a cercare il gene responsabile della malattia. Ventisei dalla scoperta. Ora sappiamo che quei movimenti scomposti del corpo e quei disturbi cognitivi non sono «imperfezione o pazzia», bensì conseguenza di un pugno di nucleotidi «Cag» ripetuti in eccesso in un gene – poi denominato Huntington – del Dna, oltre la soglia massima che per l’uomo è di 35.
Da alcuni anni si punta a disinnescare quel gene mutato. Impossibile, per ora, «toglierlo» da ognuno dei neuroni. Ma lo si potrebbe «silenziare», rendendolo incapace di trasformarsi in proteina tossica. Riuscirci con una malattia significa immaginare di intervenire in modo analogo su altre causate da altri geni mutati: oggi abbiamo la prova che si può.
Tutto nasce dalla ricerca di base, da una petunia che i ricercatori volevano rendere più viola, iniettando il gene per le antocianine. Ma il fiore divenne bianco. Si scoprì così che le cellule hanno un meccanismo per riconoscere e «silenziare» l’eccesso di gene-viola con altre molecole di Dna, complementari. Si è immaginato allora di costruire in laboratorio dei «silenziatori» dei geni, producendo un pezzo di Dna complementare al gene da colpire. Legandosi, lo silenzierà.
È il 2012 quando i ricercatori producono il primo di questi «silenziatori genici», un oligonucleotide antisenso («Aso»), contro il gene Huntington. L’effetto, dopo somministrazione in topi e scimmie, viene scrutinato per anni. Nel 2016 l’«Aso», denominato «HTTrx», sviluppato e perfezionato grazie all’alleanza tra ricerca accademica, l’azienda Ionis e il colosso farmaceutico e scientifico Hoffmann-La Roche, diventa il «primo prodotto specifico per l’Huntington» iniettato nei pazienti. Inizia la sperimentazione clinica di fase I su 46 malati, mirata a valutare l’assenza di effetti collaterali ma anche a capire se «HTTrx», silenziando il gene Huntington, riduca i livelli di proteina mutata tossica. Aspettavamo i risultati col fiato sospeso ad ogni congresso. Ora sono codificati, in un articolo pubblicato il 6 maggio sulla prestigiosa rivista «New England Journal of Medicine».
L’articolo è accessibile sul web, cercando «Targeting Huntington Expression in Patients with Huntington’s Disease». Non vi è nulla della scienza che non possa essere spiegato a un cittadino: la Figura 3b mostra che all’aumentare della dose di farmaco «HTTrx» si misura una progressiva diminuzione dei livelli di proteina mutata. Non è la cura. Ma in 150 anni un simile risultato non si era mai visto. «HTTrx», iniettato nel liquido spinale, ha agito sul bersaglio giusto, il gene mutato, «silenziandolo». Le agenzie regolatorie hanno approvato il salto allo studio clinico di fase III su 660 pazienti, che si apre ora, a maggio, e include anche sei ospedali italiani.
«HTTrx» è la punta dell’iceberg. Altre aziende sono in campo. Wave ha sviluppato «WVE-120101», un «Aso» per iniezione intratecale. Lo studio è in fase I. La Fda americana ha approvato la sperimentazione clinica del silenziatore «AMT-130» di UniQure, da veicolare con terapia genica nel cervello. Voyager ha fatto richiesta di sperimentazione per la molecola «VY-HTT01». Per «spegnere» il gene anomalo altri ricercatori studiano anche altre proteine repressori a-dita-di-zinco. Le modalità di silenziamento genico diventano sempre più sicure ed efficaci. Al congresso sull’Huntington, lo scorso febbraio, PTC Therapeutics ha mostrato i risultati ottenuti nell’animale dopo somministrazione orale (!) di una molecola che, raggiunto il cervello, entra nelle cellule, poi nel nucleo e, sul Dna, modifica i legami chimici di giunzione al gene Huntington, impossibilitando la produzione della proteina mutata.
Il percorso verso il trattamento dell’Huntington continua. Ma gli Huntington’s Days, quest’anno, celebrano raggiungimenti inimmaginabili cinque anni fa. Non saremmo a questo punto senza ricerca di base e sperimentazione animale. Senza una medicina sempre più raffinata che cura e tutela il malato non avremmo sperimentazione clinica. Senza industria farmaceutica non avremmo farmaci. Riconoscersi insieme, studiosi, pazienti e famiglie, su una strada che (forse) sembra giusta, costruendo una speranza che nessuno può darsi da solo, è il miglior risultato ottenibile”.

A questo link è possibile consultare e scaricare l’articolo in formato PDF.